Conservatorio di Musica Lorenzo Perosi
otherCampobasso, Italy
Research output, citation impact, and the most-cited recent papers from Conservatorio di Musica Lorenzo Perosi (Italy). Aggregated across the NobleBlocks index of 300M+ scholarly works.
Top-cited papers from Conservatorio di Musica Lorenzo Perosi
Combination tones (CTs) generated by the inner ear have been widely investigated in the past, starting from the famous Tartini's “third tone.” Instead, much less attention has been dedicated to the CTs generated by musical instruments. In this paper, the CTs generated by a set of violins of different quality and age have been investigated when playing a selected set of dyads. CTs were found in all of the violins, and the strongest of them occurred at a frequency below the lower note of the dyad. Its amplitude was strongly dependent on violin and dyad played and was greatest in two old Italian violins and decreased down to a minimum in a factory-made violin. All of these findings are well explained by the boosting action of A0, the main air resonance of the violin that correlates well with the strongest CT. A listening test, performed using selected dyads and violins, showed that the differences between dyads with and without CTs were correctly recognized by a group of professional and amateur musicians, suggesting a possible musical significance of the main CT. The results investigating the possible source of violin nonlinearity are also described.
This interdisciplinary study explores the triadic relationship between orthodontics, music, and aesthetics, with a central focus on how dental alignment influences musical articulation and stage presence. Grounded in embodied performance theory and articulatory phonetics, the research investigates how malocclusion affects vocal clarity and how orthodontic treatment contributes to the refinement of both speech and visual aesthetics—two crucial components in musical performance and media representation. Through a musicological lens, the study examines how pronunciation, resonance, and articulation—especially of fricatives such as/s/, /ʃ/, and /z/—impact vocal performance quality. Emphasis is placed on the performer’s body, particularly the mouth and face, as a site where musical expression, social aesthetics, and public image converge. In contemporary music culture—especially within media-driven environments—facial harmony and clear enunciation are vital not only for artistic output but also for the construction of professional identity. Using a qualitative comparative model, the study examines two case studies of performers from Kosovo who underwent multi- year orthodontic treatment. Audio recordings and clinical photographs were captured before and after intervention, using consistent conditions in a professional music studio and dental clinic. The data were analysed to identify phonetic improvements and changes in facial aesthetics relevant to performance. Findings reveal a marked improvement in vocal articulation, projection, and stage image post-treatment. Participants reported increased confidence and expressive ease, underscoring the dual role of orthodontics in enhancing both musical function and aesthetic presence. This supports the thesis that orthodontic treatment can directly affect artistic performance, especially in vocalists and wind instrumentalists whose craft depends on precise oral mechanics. The study contributes a novel interdisciplinary model that links dental health to music performance and public aesthetics. Future research should broaden sample sizes, engage phonetic and aesthetic experts, and examine long-term effects. Collaboration between orthodontists, phonologists, and music educators is essential for optimising artistic outcomes in a media-saturated cultural landscape.
Abstract In 2020 and 2021, Information and Communication Technology (ICT) played a crucial role during the lockdowns, giving people the chance to continue doing business, entertainment, and education. In the education sector, in response to the outbreak of COVID-19, many countries adopted ICT-enabled distance education, which shows both positive and problematic features. The most concerning aspects relate to the digital divide, the readers’ ability to assess the trustworthiness of texts found on the Web, the educators‘ competence in using ICT by incorporating it in their pedagogical practice, and the applicability of distance education to the teaching of performing arts.
Abstract Ancient Greek and Chinese philosophers held music as a fundamental component of education and deemed it effective in guiding students at gaining harmony within themselves and with one another. A quality music education was thus considered relevant in the Bildung of individuals, the preservation of the state, and the maintenance of harmony between heaven and earth. This study makes a comparison between the thought of Plato and his Greek predecessors on one side, and the one of Confucianism on the other, identifying fascinating similarities which offer a source of inspiration to modern educators.
Robert Kahn (1865 – 1951) è stato un compositore, didatta e pianista tedesco di origine ebrea vissuto tra il XIX e il XX secolo in Germania ed Inghilterra. Kahn, compositore ancora poco noto nel panorama internazionale, è in fase di crescente riscoperta, in particolare grazie alle recenti esecuzioni in concerto ed incisioni discografiche dei suoi brani cameristici. La sua figura si inserisce appieno nel panorama musicale germanico coevo, come attesta anche la sua personale conoscenza con Johannes Brahms. Rilevanti nella produzione di Kahn sono state le collaborazioni artistiche con personalità di spicco dell’epoca, quali il violinista Joseph Joachim ed il suo Quartetto e, per il Trio op. 45, il clarinettista Richard Mühlfeld. Il presente articolo offre uno sguardo sulla biografia del compositore e sulla sua produzione cameristica. Viene contestualizzato il suo rapporto con Johannes Brahms e con altri musicisti del suo tempo. L’ultima parte del lavoro è incentrata sul Trio op. 45 in sol minore per clarinetto (o violino), violoncello e pianoforte del quale vengono analizzati gli aspetti storici, stilistici e formali. Il presente lavoro ha lo scopo di portare all’attenzione degli studi musicologici la figura di Robert Kahn, ancora in attesa di essere adeguatamente approfondita.
La notevole fioritura di scritti teorici, di riflessioni estetiche, di dichiarazioni poetiche che, dagli inizi del Novecento, ha animato il dibattito sulle tecniche compositive, può essere considerata come segno dell’apertura di una nuova fase nell’esperienza musicale che ancora oggi può costituire motivo di interesse. Nei periodi che hanno preceduto le svolte innovative avviate agli inizi del secolo scorso, era stata ampiamente prevalente la situazione in cui la teorizzazione sulle regole della composizione seguiva o al massimo affiancava l’opera musicale; difficilmente la precedeva. Dall’affermarsi delle avanguardie novecentesche, la teorizzazione preventiva ha finito per prendere in molti casi il sopravvento, determinando, nei casi estremi, esempi evidenti in cui l’opera d’arte musicale ha rischiato di esaurire gran parte della sua ragione d’essere nella pura e semplice fase di ideazione teorica e progettuale. La situazione che si è affermata nella proliferazione di regole e di linguaggi ad esse collegate, ha determinato spesso momenti di forte disorientamento nelle diverse esperienze, anche esse sempre più molteplici, che caratterizzano l’ascolto e la comprensione della musica. Spesso si è reso plausibile il sospetto che la velocità di trasformazione della grammatica della musica, nel suo versante compositivo, sia stata troppo rapida rispetto alle possibilità di cambiamento ed evoluzione della percezione musicale. Fenomeni estremi di attività autonormativa, parcellizzata in una molteplicità di regole sempre più riferibili non solo ad un singolo compositore ma addirittura ad una singola opera di un compositore, hanno avuto non di rado l’effetto di proiettare, se è lecito adottare un punto di vista di derivazione wittgensteiniana, la grammatica della composizione musicale fuori dalla prospettiva antropologico-prassiologica e dalla prospettiva antropologico-comunitaria.
Robert Kahn (1865 – 1951) è stato un compositore, didatta e pianista tedesco di origine ebrea vissuto tra il XIX e il XX secolo in Germania ed Inghilterra. Kahn, compositore ancora poco noto nel panorama internazionale, è in fase di crescente riscoperta, in particolare grazie alle recenti esecuzioni in concerto ed incisioni discografiche dei suoi brani cameristici. La sua figura si inserisce appieno nel panorama musicale germanico coevo, come attesta anche la sua personale conoscenza con Johannes Brahms. Rilevanti nella produzione di Kahn sono state le collaborazioni artistiche con personalità di spicco dell’epoca, quali il violinista Joseph Joachim ed il suo Quartetto e, per il Trio op. 45, il clarinettista Richard Mühlfeld. Il presente articolo offre uno sguardo sulla biografia del compositore e sulla sua produzione cameristica. Viene contestualizzato il suo rapporto con Johannes Brahms e con altri musicisti del suo tempo. L’ultima parte del lavoro è incentrata sul Trio op. 45 in sol minore per clarinetto (o violino), violoncello e pianoforte del quale vengono analizzati gli aspetti storici, stilistici e formali. Il presente lavoro ha lo scopo di portare all’attenzione degli studi musicologici la figura di Robert Kahn, ancora in attesa di essere adeguatamente approfondita.
Review of Biblioteca, catalogo, informazione. Giornata di studio in onore di Diego Maltese, 8 febbraio Silvia Alessandri e Maria, Chiara Iorio Roma, Associazione italiana biblioteche, 2018, 189 p.
L’articolo presenta lo sviluppo metodologico del modello analitico-performativo adottato nell’indagine di ricerca artistica di G. Caruso sui 72 Studi Carnatici di J. Charpentier (1933-2017) e successivamente esteso ad altri repertori, come le Danze Argentine di A. Ginastera (1916-1983), nel progetto artistico “Re-Orient” grazie alla collaborazione con F. Magarò. In questa ricerca, gli aspetti creativi dell’interpretazione e della performance sono combinati con una precisa analisi storico-stilistica della partitura. L’analisi performativa è stata arricchita dall’applicazione del Solkattu (un sistema di vocalizzazione della tradizione carnatica) come lente per estrapolare e interpretare la struttura interna (ritmica o scalare) di ogni studio. Durante una pratica esecutiva collaborativa, i due ricercatori hanno identificato i pattern ritmici e melodici tratti da Charpentier dalla tradizione musicale indiana ed elaborati sulla sua partitura. La semantica del modello arabo-carnatico è stato poi applicato per identificare formule tipiche delle danze argentine presenti nella partitura di Ginastera, ovvero il Malambo e la Chacarera. Questa pratica artistica collaborativa ha portato a un processo creativo in cui la notazione ha fatto da ponte tra la musica “colta” e quella “popolare” (ovvero, “extraculta” europea). Il risultato non è culminato solo nella realizzazione di un progetto artistico co-creativo, ma anche in un modello analitico-performativo coerente trasferibile ad altri repertori. Il modello analitico-performativo si è rivelato efficace nell’evidenziare gli elementi ritmici e melodici di due diverse tradizioni musicali, quella carnatica e quella argentina, a sostenere l’ipotesi che gli elementi musicali extraculturali abbiano una valenza metalinguistica. La prassi esecutiva congiunta del pianoforte e delle percussioni è diventata uno strumento storico-stilistico per estrapolare tracce di tradizioni musicali “altre” inquadrate nel linguaggio occidentale. Il risultato di questa embodied practice valida la tesi di bi-musicalità (o meglio Intermusability), ossia l’acquisizione di competenze e di abilità performative da parte di studiosi/musicisti attraverso l’esperienza di pratica artistica di sistemi musicali differenti.